/ Intanto sfrego l’unghia del mio pennino contro il foglio

Intanto sfrego l’unghia del mio pennino
contro il foglio
per torcere le gocce dense d’inchiostro
e farle cose
dure
sterminate ed emigranti
Intanto muoiono altri poeti
con la stessa faccia zitta di altri operai
con la stessa schiena stracarica e zitta
di muli franati a picco dai sentieri stretti
della montagna
Intanto con dita rampicanti io sono e io scrivo
che la scrittura non salva non basta
questo passionario paesaggio di minime lettere
dentro cui coagulo
così simile ad un lunghissimo fronte
di fame di guerra di drammatiche baracche
provvisorie
come del resto tutto e noi in tutte le parole
Non serve non parla lo scrittore tremendo che si
miete
le sue orecchie infinite per imbuiarsi dentro
la buca del suo cuore
mentre fuori si sfasciano in volo gas nervini bocche
di bambini spalancati e assassinati bocche
di terra di bestie di gente di gente di gente
Allora meglio imparare la vita vivendo
leggendo la scorza calligrafica degli alberi
dritti
o quella di una mano rapinata
e meglio prolungarsi dentro uno spartito di allodole
che frecci

– Anna Maria Farabbi