Categoria: Hans Magnus Enzensberger

/ C’era qualcosa di buono

C’era qualcosa di buono
prima,
altrove.
Peccato
che sia così difficile
ricordarsi
di qualcosa di buono.
Sapere
com’era davvero.
Come davvero era.

Era, credo,
qualcosa di affatto abituale,
di meraviglioso.
Io l’ho,
credo, visto
e odorato
o afferrato.

Ma se fosse grande
o piccolo
nuovo o vecchio,
chiaro o scuro,
non lo so più.

Soltanto che era meglio,
molto meglio
di ciò che c’è adesso,
questo lo so tuttora.

– Hans Magnus Enzensberger

Annunci

/ Delusi

Dalla mamma che ha voltato le spalle al suo urlone,
per darsi a cose che apparivano più attraenti,
e dal buon Dio, che mai ha tenuto in dovuto conto
le nostre inclinazioni;
dai vicini che hanno dimenticato d’innaffiare le nostre
piante;
dai promettenti successi iniziali su tutti i fronti
della guerra; dal comunismo; dall’indovina;
dalla corte di appello che non ha mai voluto ammettere
come avevamo ragione;
da quella reciproca disponibilità
che di solito si cerca a letto ma non sempre si trova;
dal libero che ha sbagliato il calcio di rigore decisivo;
dalla debolezza della carne;
dall’estrema unzione – e in genere

siamo stati delusi, duramente delusi, per tutta la vita.

Strano dunque che per tutta la vita, sempre daccapo,
abbiamo creduto alla bontà dell’uomo – e creduto
in genere.

– Hans Magnus Enzensberger

/ Perché fino alla punta delle dita

Perché fino alla punta delle dita
sei presente, perché hai desideri,
per come pieghi i ginocchi
e mi mostri le chiome,
per il tuo tepore
e la tua oscurità;
per le tue frasi dipendenti,
i gomiti non prepotenti
e l’anima materiale
che nella fossetta
sopra la clavicola balugina;
perché sei andata
e venuta, e per tutto
ciò che di te non so
queste mie esili sillabe
son troppo poco – o troppo.

– Hans Magnus Enzensberger

/ Distacco, rinuncia, ascesi

Distacco, rinuncia, ascesi –
questo sarebbe già volare troppo alto.

Impressionante come di tutto si può fare a meno.
Non prendere nota delle offerte speciali,

puro piacere! Non emergere da nessuna parte,
tralasciare il più –

Acquisto di conoscenza tramite gesti di rifiuto.
Solo chi non vede tante cose

può vedere qualcosa.
L’Io: una forma cava,

definita da ciò che tralascia.
Quel che si può tener stretto,

quel che ci tiene stretti
è il meno.

– Hans Magnus Enzensberger