Categoria: Mariangela Gualtieri

/ Non sono capace, amore, di farti un canto

Non sono capace, amore, di farti un canto.
Tu sei tutto di spine e di fuoco
e mi tieni lontana dal tuo cuore
pericoloso. Io non so bastarti alla gioia
e così poco così poco mi pare
t’incanto, sollevo quell’ombra scontrosa
che tu sei tutto d’amaro e furore
tu sei in urto e sperdimento
mio velocista, mio primatista del cuore
mio barbarico ragazzo di vento
mio torrente furioso
arrivi alla mia acqua quieta
con onde e sonagli e pepite d’oro.
Vecchio fiume saremo un bel giorno io e te,
io acqua e tu moto, io sponda e tu vento,
io pioggia e tu lampo,
io pesce e tu guizzo d’argento
io luna riflessa, tu cielo tu spada
d’Orione, tu tutto l’amore umano
che tento che tento
d’amarti per bene
mio grembo splendenza.
E tu prendimi
portami con te
come un incendio
nelle tue abitudini.

Mariangela Gualtieri, da: Senza polvere Senza peso

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/ Io non so perché debbo tuffarmi in un silenzio subacqueo

Io non so perché debbo tuffarmi
in un silenzio subacqueo
in case lontane e vuote
dove il volo d’un essere piccolo
risuona di un mantra spaventoso
e il mio cuore scartocciato
nudo spellato coniglio sul marmo
luccio che risale la corrente
il mio cuore albero nudo invernale
nudo disadorno tavolaccio
si ispeziona da sé nelle sue camere
rosse, nel suo largo stanzone di cuore
ottocentesco un poco, bambinesco,
inaugura uno stupore
come guardando primariamente il mondo
vicino al segreto circolatorio delle cose.

Adesso la mente si farà silenziosa
e questo è il suo più alto lato.

— Mariangela Gualtieri, Bestia di Gioia

/ Sto nello sfregio della notte

Sto nello sfregio della notte.
Senza intesa. Senza accollarmi il fagotto e
salvarlo. Oggi non salvo. Sono io la bufera
che rovina. Sono la spina, il buco, l’inciampo.
Sono io l’innesto sbagliato che darà un frutticino
sgorbio. Sono il relitto il rifiuto, la cosa rotta
l’urlo incenerito, la cappa che fa fumo. Sono io.

Mariangela Gualtieri

/ Sento il tuo disordine

Sento il tuo disordine
e lo comparo al mio. C’è
somiglianza. Cè lo stesso slabbro
di ferite identiche. C’è tutta la voglia
di un passo largo in una terra
sgombra che non troviamo.
Sento il tuo respiro schiacciato
lo sento somigliante
ti sento piano morire
come me che non controllo
l’accensione del sangue.

Anch’io cerco una libertà che mi
sbandieri, una falcata
perfetta, uno stacco d’uccello
dal suo ramo, quando si butta
improvviso e poi plana.

– Mariangela Gualtieri