Nella notte fonda ti scavo, tesoro

Nella notte fonda ti scavo, tesoro
Perché ogni abbondanza che vidi
è miseria e povero surrogato
della tua bellezza ancora segreta.
Ma la via che conduce a te è terribilmente lunga
e poiché da tempo nessuno la percorre, si cancella.
Tu sei solo. Tu sei la solitudine,
o cuore in cammino per lontane valli.
Alzo nel vento le mie mani sporche
di sangue a forza di scavare:
che mettano rami come un albero!
E ti succhio dallo spazio
come se là ti fossi sfracellato un tempo
con un gesto impaziente
e ora cadessi mondo polverizzato
da lontane stelle sulla terra dolcemente
come cade la pioggia a primavera.

Rainer Maria Rilke

/ Sulla via sempre assolata

Sulla via sempre assolata, nel
mezzo tronco cavo che da tempo
divenne abbeveratoio, e uno specchio d’acqua
in sé rinnova in sordina, sazio la mia
sete: limpidezza e origine dell’acqua
assorbendo in me dai polsi.
Bere parrebbe troppo, troppo esplicito;
ma questo gesto d’attesa
mi porta acqua chiara alla coscienza.

Così, se tu venissi, basterebbe, a saziarmi,
il posarsi leggero delle mie mani
sulla fresca curva della tua spalla,
o dove colmi premono i tuoi seni.

Rainer Maria Rilke

/ Gli amanti

[…]
Gli amanti potrebbero, se sapessero come, nell’aria della notte
dire meraviglie. Perché sembra che tutto
faccia segreto di noi. Guarda, gli alberi sono; le case,
che noi abitiamo, rimangono. Solo noi tutto
trapassiamo, come l’aria che muta.
E tutto cospira a tacere di noi, un po’ come si tace
un’onta, forse, un po’ come si tace una speranza ineffabile.
[…]

Rainer Maria Rilke, Elegie duinesi, Seconda elegia

/ Silenzioso amico di molte lontananze

Silenzioso amico di molte lontananze, senti,
come ancora il tuo respiro accresce lo spazio.
Nella travatura di foschi ceppi di campana
lasciati suonare. Quello che ti consuma
diventa forza, grazie a questo nutrimento.
Entra e esci dalla metamorfosi.
Qual è l’esperienza che più ti duole?
Se è amaro bere, diventa vino.
Sii in questa notte dell’eccesso
magica forza all’incrocio dei tuoi sensi,
e del loro strano incontro sii il senso.
Se le cose terrene ti hanno dimenticato,
dì alla terra silenziosa: io scorro
E all’acqua rapida, parla: io sono.

Rainer Maria Rilke, Sonetti a Orfeo II – XXIX